Dieta Chetogenica VLCKD
La prima dieta chetogenica venne sviluppata intorno agli anni 20 dall’osservazione dell’effetto positivo del digiuno sul numero di crisi di bambini affetti da epilessia farmaco resistente.
Ad oggi la dieta chetogenica viene utilizzata per le malattie neurologiche, neoplasie cerebrali, obesità, sindrome metabolica e steatoepatite non alcolica.
Per quanto riguarda l’obesità, la dieta chetogenica compare in modo ufficiale negli anni 70 negli USA. Inizialmente la prima dieta fu progettata ad Hadvard dal Prof. Blackburn, la quale prevedeva proteine animali come principale macronutriente. Mentre in seguito fu aggiunta una minima quantità di carboidrati poiché migliorava il risparmio proteico, promuovendo la ritenzione di elettroliti, inibiva l’iperuricemia e consentiva di ridurre il carico azotato a livello renale.
Nel trattamento dell’obesità la dieta chetogenica è a forte restrizione calorica (<600-800 kcal), povera di glucidi, normoproteica e permette un rapido calo ponderale con una riduzione considerevole del grasso corporeo e il mantenimento della massa magra.
Ad oggi si definisce chetogenico un regime dietetico capace di indurre e mantenere uno stato di chetosi, ovvero una condizione metabolica nel quale i corpi chetonici vengono utilizzati come fonte energetica.
Quest’ultimi vengono prodotti dal fegato in presenza di un eccesso di Acetil-CoA.
La drastica riduzione dell’apporto glucidico permette la modifica del rapporto insulina/glucagone promuovendo il consumo di lipidi e la produzione di corpi chetonici a partire da Acetil-CoA.
I corpi chetonici verranno utilizzati a livello del sistema nervoso centrale e dal muscolo cardiaco. La loro eliminazione sarà ad opera dei polmoni e dei reni (tamponati dal Sodio, Potassio, Calcio e Magnesio).
Tutto ciò permette una riduzione del senso di fame legata alla moderata chetosi, un miglior mantenimento della massa muscolare durante il rapido dimagrimento ed un miglioramento dei marker metabolici e infiammatori con riduzione del rischio cardiovascolare. Ovviamente vi sono anche dei possibili effetti collaterali tra i quali cefalea (in genere transitoria), stipsi, alitosi, colelitiasi, ridotta tolleranza al freddo, vertigini posturali e ipotensione.
Le controindicazioni assolute al seguire una dieta chetogenica sono: un volume di filtrazione glomerulare ridotta (<65 ml/kg/min), diabete di tipo 2 con ridotta riserva pancreatica e diabete di tipo 1, aritmie note o alterazioni ECG ad esse predisposte, gravidanza, allattamento, disturbi psichici e/o comportamentali, abuso di alcol, insufficienza epatica, angina instabile, IMA recente, porfiria, disfunzioni genetiche del metabolismo degli acidi grassi o della beta-ossidazione.
Una volta definiti gli obiettivi, in termini di calo ponderale, si definirà la periodicità dei controlli e il tempo di trattamento, che non deve superare i 3 mesi.
Una volta raggiunto l’obiettivo vi sarà un periodo di transizione in cui saranno reintrodotti tutti gli alimenti, di modo da tornare ad una alimentazione secondo il modello della dieta mediterranea o che più si adatta al paziente, fino a raggiungimento di un equilibrio.
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